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Cattani "Vittima del dovere", ucciso dopo il Kossovo

Cattani "Vittima del dovere", ucciso dopo il Kossovo
Altro 12 Febbraio 2016 ore 12:36

Potrebbe esserci l'uranio impoverito utilizzato negli armamenti durante il periodo di guerra in Kosovo, dietro al male incurabile che ha colpito e ucciso poco alla volta l'appuntato dei carabinieri Alberto Cattani, 45 anni, i cui funerali sono stati celebrati lunedì in Duomo. C'è chi ha polemizzato sulla presenza del picchetto d'onore dell'Arma e sulla fascia tricolore che il sindaco, Marco Cavicchioli, ha voluto indossare per la triste occasione per rendere onore al militare scomparso. Ora si comprende il motivo: il sottufficiale era "Vittima del dovere" e meritava quindi tutti gli onori. Cattani, infatti, è stato uno dei primi carabinieri di Biella impiegato all'estero con le forze internazionali nelle operazioni di peacekeeping, in Bosnia e in Kossovo, zone devastate dalla guerra e da armamenti pesanti, con migliaia di ogive esplose sul territorio contenenti anche uranio impoverito. Il legale della famiglia Cattani ha inoltrato ricorso davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Biella contro il Ministero dell'Interno ripercorrendo la vicenda dell'uranio impoverito nelle zone di guerra dei Balcani, ha riportato le conclusioni delle indagini compiute dalla Commissione parlamentare e lo sviluppo delle norme create ad hoc per tutelare benessere e salute del personale italiano impiegato in quelle zone sotto l'ombrello della Nato o dell'Onu e quidi esposto a nanoparticelle di metalli pesanti. La prima udienza è stata fissata per giovedì prossimo 18 febbraio. Nel ricorso viene sottolineato il nesso di causa tra la missone svolta dal carabinieri biellese in Kossovo e la malattia che lo ha in seguito colpito fino a portarlo alla morte. Dopo che sono stati segnalati innumerevoli casi, il legislatore ha iniziato a riconoscere speciali elargizioni e assegni vitalizi a quei militari che, loro malgrado, sono stati colpiti da terribili malattie al loro rientro in patria.

Potrebbe esserci l'uranio impoverito utilizzato negli armamenti durante il periodo di guerra in Kosovo, dietro al male incurabile che ha colpito e ucciso poco alla volta l'appuntato dei carabinieri Alberto Cattani, 45 anni, i cui funerali sono stati celebrati lunedì in Duomo. C'è chi ha polemizzato sulla presenza del picchetto d'onore dell'Arma e sulla fascia tricolore che il sindaco, Marco Cavicchioli, ha voluto indossare per la triste occasione per rendere onore al militare scomparso. Ora si comprende il motivo: il sottufficiale era "Vittima del dovere" e meritava quindi tutti gli onori. Cattani, infatti, è stato uno dei primi carabinieri di Biella impiegato all'estero con le forze internazionali nelle operazioni di peacekeeping, in Bosnia e in Kossovo, zone devastate dalla guerra e da armamenti pesanti, con migliaia di ogive esplose sul territorio contenenti anche uranio impoverito. Il legale della famiglia Cattani ha inoltrato ricorso davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Biella contro il Ministero dell'Interno ripercorrendo la vicenda dell'uranio impoverito nelle zone di guerra dei Balcani, ha riportato le conclusioni delle indagini compiute dalla Commissione parlamentare e lo sviluppo delle norme create ad hoc per tutelare benessere e salute del personale italiano impiegato in quelle zone sotto l'ombrello della Nato o dell'Onu e quidi esposto a nanoparticelle di metalli pesanti. La prima udienza è stata fissata per giovedì prossimo 18 febbraio. Nel ricorso viene sottolineato il nesso di causa tra la missone svolta dal carabinieri biellese in Kossovo e la malattia che lo ha in seguito colpito fino a portarlo alla morte. Dopo che sono stati segnalati innumerevoli casi, il legislatore ha iniziato a riconoscere speciali elargizioni e assegni vitalizi a quei militari che, loro malgrado, sono stati colpiti da terribili malattie al loro rientro in patria.