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Bracconieri, il fenomeno è ampio

Bracconieri, il fenomeno è ampio
Altro Grande Biella, 09 Settembre 2015 ore 09:54

Il servizio di Eco di Biella  sul fenomeno del bracconaggio ittico nella diga di Masserano, causa anche di profondo degrado dell’area, ha alzato il sipario su un fenomeno che sembra non essere circoscritto al solo invaso del Cossatese. Stuzzicati dalla pubblicazione dell’articolo sui social network, e sul profilo di Eco, numerose persone hanno confermato i fatti arricchendo però la prospettiva. Secondo quanto dichiarato da più persone, il problema della presenza di immigrati dell’Est Europa, che pescherebbero nelle dighe locali in modo illegale e deturperebbero l’ambiente abbandonando grandi quantità di immondizia, sarebbe infatti consolidato, noto e, soprattutto, diffuso.

«Il problema del bracconaggio non è indifferente - scrive Luca sul profilo di Eco -. Un mio conoscente (e altri) mi ha parlato di presenza di rimasugli di reti anche nei torrentelli che da Camburzano si incontrano andando verso Mongrando. Anche lui mi ha parlato di via vai di persone dell'Est (si notava dall'accento ) anche se però non ci sono prove certe. So che anche nel Po ci sono grossi problemi e il pesce pescato (circa 40 quintali a settimana ) finisce sul mercato romeno». «Ma io la colpa la do alle istituzioni, non a loro - commenta Davide  -. Se nessuno controlla e fa valere il regolamento perché pagare licenze, darsi dei limiti, utilizzare attrezzature vietate e quant'altro? La cosa più comica è tutti lo sanno e nessuno fa nulla di tangibile, se non fare polemica inutile sul giornale». «Personalmente - aggiunge - vado a pescare da 30 anni, negli ultimi 10 ho visto guardiapesca si e no 4 volte, e le ultime 3 su personaggi dell'Est non si sono degnati nemmeno di andare a vedere se erano muniti di licenza. Perché dovrebbero preoccuparsi di munirsi di licenza e osservare il regolamento? Tanto nessuno dice nulla». «E’ tutto verissimo - puntualizza Debora facendo riferimento alla cronaca di quanto raccontato da Eco -: io a volte ci vado a spasso con il cane ed è uno schifo». 

Tra il popolo di Facebook la rabbia contro comportamenti illegittimi e dannosi della libertà altrui è grande. «Non basta solo sequestrare il loro materiale, bisogna farli portare via dalle forze dell'ordine e fagli scontare una pena, perchè non e giusto che noi paghiamo e loro no. Andate anche a Mongrando e poi vedete: non si può più nemmeno andare a pescare che ti cacciano via», afferma Michele. «Ormai loro fanno come vogliono. Non gli importa niente - aggiunge Alex -. Alla diga di Mongrando oramai di carpe ce ne sono veramente poche, sono sparite, alla diga di Asei uguale: di carpe nemmeno l'ombra». «Io ho fatto il possibile  - fa notare Alessandro -: ho già denunciato alla Forestale il ritrovamento di una rete da pesca che avevo trovato in una sponda, e insultato due  che si portavano via decine di chili di Lucci al giorno. Ma da solo cosa risolvere?». Già. Cosa risolve?

Veronica Balocco

Il servizio di Eco di Biella  sul fenomeno del bracconaggio ittico nella diga di Masserano, causa anche di profondo degrado dell’area, ha alzato il sipario su un fenomeno che sembra non essere circoscritto al solo invaso del Cossatese. Stuzzicati dalla pubblicazione dell’articolo sui social network, e sul profilo di Eco, numerose persone hanno confermato i fatti arricchendo però la prospettiva. Secondo quanto dichiarato da più persone, il problema della presenza di immigrati dell’Est Europa, che pescherebbero nelle dighe locali in modo illegale e deturperebbero l’ambiente abbandonando grandi quantità di immondizia, sarebbe infatti consolidato, noto e, soprattutto, diffuso.

«Il problema del bracconaggio non è indifferente - scrive Luca sul profilo di Eco -. Un mio conoscente (e altri) mi ha parlato di presenza di rimasugli di reti anche nei torrentelli che da Camburzano si incontrano andando verso Mongrando. Anche lui mi ha parlato di via vai di persone dell'Est (si notava dall'accento ) anche se però non ci sono prove certe. So che anche nel Po ci sono grossi problemi e il pesce pescato (circa 40 quintali a settimana ) finisce sul mercato romeno». «Ma io la colpa la do alle istituzioni, non a loro - commenta Davide  -. Se nessuno controlla e fa valere il regolamento perché pagare licenze, darsi dei limiti, utilizzare attrezzature vietate e quant'altro? La cosa più comica è tutti lo sanno e nessuno fa nulla di tangibile, se non fare polemica inutile sul giornale». «Personalmente - aggiunge - vado a pescare da 30 anni, negli ultimi 10 ho visto guardiapesca si e no 4 volte, e le ultime 3 su personaggi dell'Est non si sono degnati nemmeno di andare a vedere se erano muniti di licenza. Perché dovrebbero preoccuparsi di munirsi di licenza e osservare il regolamento? Tanto nessuno dice nulla». «E’ tutto verissimo - puntualizza Debora facendo riferimento alla cronaca di quanto raccontato da Eco -: io a volte ci vado a spasso con il cane ed è uno schifo». 

Tra il popolo di Facebook la rabbia contro comportamenti illegittimi e dannosi della libertà altrui è grande. «Non basta solo sequestrare il loro materiale, bisogna farli portare via dalle forze dell'ordine e fagli scontare una pena, perchè non e giusto che noi paghiamo e loro no. Andate anche a Mongrando e poi vedete: non si può più nemmeno andare a pescare che ti cacciano via», afferma Michele. «Ormai loro fanno come vogliono. Non gli importa niente - aggiunge Alex -. Alla diga di Mongrando oramai di carpe ce ne sono veramente poche, sono sparite, alla diga di Asei uguale: di carpe nemmeno l'ombra». «Io ho fatto il possibile  - fa notare Alessandro -: ho già denunciato alla Forestale il ritrovamento di una rete da pesca che avevo trovato in una sponda, e insultato due  che si portavano via decine di chili di Lucci al giorno. Ma da solo cosa risolvere?». Già. Cosa risolve?

Veronica Balocco

 

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