Bonus 500 euro agli insegnanti, una “patata bollente”

Bonus 500 euro agli insegnanti, una “patata bollente”
Altro 04 Novembre 2015 ore 08:45

Si sono fatti attendere, ma sono arrivati. In questi giorni, alcuni docenti biellesi si sono visti accreditare dal Ministero i famosi 500 euro, che il Governo ha stanziato allo scopo di finanziare l’aggiornamento e l’auto-formazione dei professori delle scuole statali. Un bonus che sta facendo discutere, in ambito scolastico. E che, è l’ammissione di alcuni, spaventa un po’. 

La premessa è che si tratta di un’iniziativa vista con favore dagli insegnanti, nonostante il fatto crei l’ennesimo “distinguo” tra fissi e temporanei: «I 500 euro sono destinati a docenti di ruolo, e sono arrivati. Si attendono e a breve arriveranno quelli degli immessi in ruolo di quest’anno - spiega Liborio Butera, professore e sindacalista Cobas - Chi resta escluso sono ancora una volta i precari, trattati come docenti di “serie b”, eppure sono loro il personale che regge la scuola italiana. E, con i precari, dal bonus sono esclusi anche gli educatori». Quanto alla somma, dice Butera: «Molti criticano l’iniziativa in quanto “mancetta”. Si tratta di una piccolissima apertura, è vero, ma rappresenta una risorsa destinata al personale docente, utile all’aggiornamento professionale, cosa che non avveniva da tempo».

Ricevuta la somma, i professori che ne beneficiano al momento preferiscono ancora non toccarla. La “patata bollente” riguarda, infatti, dubbi non ancora chiariti dallo stesso Miur. 

Come spendere questi 500 euro? Il rischio è quello di utilizzare i soldi oggi e ricevere “sanzioni” o decurtazioni domani, dato che il decreto e la circolare inviata alle scuole dal Ministero, lo scorso 19 ottobre, pur contenendo delle istruzioni operative, non chiarisce le modalità di spesa e di rendicontazione del bonus. 

Giovanna Boglietti

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 2 novembre 2015 

Si sono fatti attendere, ma sono arrivati. In questi giorni, alcuni docenti biellesi si sono visti accreditare dal Ministero i famosi 500 euro, che il Governo ha stanziato allo scopo di finanziare l’aggiornamento e l’auto-formazione dei professori delle scuole statali. Un bonus che sta facendo discutere, in ambito scolastico. E che, è l’ammissione di alcuni, spaventa un po’. 

La premessa è che si tratta di un’iniziativa vista con favore dagli insegnanti, nonostante il fatto crei l’ennesimo “distinguo” tra fissi e temporanei: «I 500 euro sono destinati a docenti di ruolo, e sono arrivati. Si attendono e a breve arriveranno quelli degli immessi in ruolo di quest’anno - spiega Liborio Butera, professore e sindacalista Cobas - Chi resta escluso sono ancora una volta i precari, trattati come docenti di “serie b”, eppure sono loro il personale che regge la scuola italiana. E, con i precari, dal bonus sono esclusi anche gli educatori». Quanto alla somma, dice Butera: «Molti criticano l’iniziativa in quanto “mancetta”. Si tratta di una piccolissima apertura, è vero, ma rappresenta una risorsa destinata al personale docente, utile all’aggiornamento professionale, cosa che non avveniva da tempo».

Ricevuta la somma, i professori che ne beneficiano al momento preferiscono ancora non toccarla. La “patata bollente” riguarda, infatti, dubbi non ancora chiariti dallo stesso Miur. 

Come spendere questi 500 euro? Il rischio è quello di utilizzare i soldi oggi e ricevere “sanzioni” o decurtazioni domani, dato che il decreto e la circolare inviata alle scuole dal Ministero, lo scorso 19 ottobre, pur contenendo delle istruzioni operative, non chiarisce le modalità di spesa e di rendicontazione del bonus. 

Giovanna Boglietti

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