«Bessa, datemi i cantonieri provinciali»

«Bessa, datemi i cantonieri provinciali»
07 Ottobre 2014 ore 11:42

Un parco dalle grande potenzialità turistiche – soprattutto in virtù della sua unicità naturalistica -, ma che guarda avanti con incertezza. O meglio, con speranza. Ecco la fotografia attuale della  Bessa, una delle più caratteristiche aree protette biellesi, oggi aggrappata all’augurio che la legge regionale in via di approvazione non finisca per penalizzare questo piccolo angolo di meraviglia, anzichè aiutarlo. Un dubbio non da poco, e che oggi tiene la governance del Parco con  il fiato sospeso, nella certezza che «comunque molto è stato fatto e si continua a fare, grazie anche alla collaborazione con le realtà locali». A parlarne è Paolo Avogadro, presidente dell’Ente di gestione Riserve Pedemontane e delle Terre d’Acqua, cui la Bessa risponde (con Burcina,  Baragge e Lame del Sesia), in concomitanza con il convegno che sabato, in occasione dell’evento “ Vermogno e la Bessa” ha fatto il punto sulla situazione attuale e sulle prospettive future dell’area.

Presidente, che futuro ha la Bessa?

«Ad oggi le prospettive future del Parco dipendono da come sarà la nuova legge regionale che modificherà l’attuale legge 19: sicuramente sarà modificata la governance a livello politico, ma al di là di questo la mia preoccupazione è sul fronte delle risorse».

Perché?
«Perchè i trasferimenti regionali sono sempre con il contagocce, a livello minimo, e coprono a malapena le esigenze di gestione ordinaria (gli investimenti sono a zero da diversi anni). Sembra si voglia andare nella direzione di richiedere agli Enti Parco di trovare risorse alternative per integrare “buona parte” di quelle regionali. La cosa ha anche un senso, ma si deve tenere conto delle singole realtà: a Venaria Reale si paga un biglietto, alla Bessa no, alla Burcina si potrebbe, ma con quale impatto? Io credo che le risorse naturali siano un bene di tutti, che sia giusto avere degli enti efficienti che se ne prendano cura, che sia giusto educare il pubblico ad una fruizione corretta e responsabile, ma che non si possa chiedere un “pedaggio” per una passeggiata all’aria aperta».

Oltre a tutto questo resta il problema della manutenzione. Servono risorse anche su questo fronte. 
«Di manutentori  siamo carenti: occorre permettere una libera circolazione del personale della pubblica amministrazione e deve essere possibile (come in qualsiasi azienda) trasferire personale e budget (cioè costo del personale) tra amministrazioni anche diverse tra loro. Se ho un cantoniere che in Provincia non può fare nulla perchè la Provincia non ha risorse, ed io ho bisogno di un operaio manutentore nel Parco, la soluzione logica sarebbe trasferire il cantoniere ed il budget della sua retribuzione al Parco. Non si generano maggiori oneri per la Pa (il cantoniere è comunque pagato da essa) e si genera un beneficio alla collettività. Ma forse questa è fantascienza, o meglio fantapolitica».

Molto però è stato fatto, nel tempo, per riqualificare la Bessa.
«L’Ente di gestione, ormai molti anni or sono, ha deciso di investire su un’area dalla grande storia passata dove, alla costituzione del Parco, vi era poco o nulla. Negli anni sono state limitate le attività di cava e sono state rinaturalizzate molte zone riqualificando il territorio, sono stati messi in luce i cavi di lavaggio delle antiche miniere romane, sono stati creati o riqualificati sentieri, percorsi pedonali e ciclabili, sono state iniziate attività di educazione ambientale e visite guidate da parte del personale del Parco valorizzando tutta l’area circostante».

E quanto ai legami con il tessuto della zona?
«Nell’ottica della collaborazione con tutte le associazioni sul territorio che l’Ente ha intrapreso, dal mese di aprile di quest’anno l’associazione «Vermogno Vive” collabora nell’apertura del centro visite di proprietà dell’Ente di gestione, fornendo servizi di accoglienza ed informazione turistica e naturalistica ai fruitori dell’area. Insomma, molto è stato fatto e molto resta da fare. E noi, come Ente, siamo sempre disponibili ed aperti ad idee e collaborazioni nell’interesse del Parco e della natura».

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