Belletti Bona da salvare

Belletti Bona da salvare
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 Quindici giorni di tempo per salvare il Belletti Bona dall’esternalizzazione della gestione. Ieri, al capezzale dello storico istituto cittadino si sono stretti il sindaco Dino Gentile, l’assessore al bilancio Gabriele Mello Rella, il presidente Ezio Mazzoli, il consiglio di amministrazione e i sindacati. Si è proceduto a una prima verifica del bilancio alla ricerca di tutte quelle spese inutili che possono essere tagliate. «Per arrivare a proporre entro un tempo ragionevole - dice Gentile - un piano di rientro credibile che riporti il Belletti Bona all’attivo». Situazione complessa che coinvolge soprattutto i lavoratori. Perché, come ha ricordato l’assessore Mello, il Belletti Bona presenta costi del personale superiori del 20-30 per cento rispetto a una struttura analoga come il Cerino Zegna. Che fare allora?

Consiglio di amministrazione e sindacati si troveranno già venerdì prossimo per una prima verifica. Ognuno avrà avuto modo di leggere il bilancio in modo profondo e di proporre le soluzioni idonee a uscire da una situazione non più sostenibile che genera perdite annue che si aggirano intorno agli 800mila euro. «Una delle proposte - dice il presidente Mazzoli - è quella di cambiare i contratti di lavoro in essere per creare delle economie importanti. Un po’ come è successo alla casa di riposo di Andorno Micca. Dall’altra parte si dovrà procedere a una ristrutturazione dell’organizzazione se si vorrà evitare l’esternalizzazione della gestione».
Il sindaco Gentile ha convenuto con i presenti su questo estremo tentativo di salvataggio. «Ho guardato il bilancio - dice - e secondo il mio parere ci sono settori in cui si può intervenire per riportare a galla il Belletti Bona. Dovranno però giungerci proposte serie e condivise, un piano di rientro e ristrutturazione vero e proprio di fronte al quale il Comune, confrontandosi con la Fondazione Cassa di Risparmio, potrà aiutare l’istituto a rimettersi in piedi e camminare da solo. Paradossalmente per salvare l’istituto dall’esternalizzazione della gestione si può pensare a internalizzare qualche servizio che nel tempo è stato dato all’esterno e impiegare il personale che già c’è per creare economie».
 Non si sottrae alla sfida anche il presidente Ezio Mazzoli. «Questo è l’estremo tentativo di salvataggio - dice -. Se riusciremo a produrre un piano di rientro e se Comune e Fondazione ci daranno una mano bene, ma dovrà essere sostenibile perché io sono stufo di ricevere telefonate dai fornitori ed essere obbligato a dir loro che non ci sono soldi. Un ruolo importante in questa partita lo dovranno giocare i sindacati».
Presente alla riunione a Palazzo Oropa anche Roberto Bompan della Cisl. «Io vedo delle possibilità concrete di scongiurare l’esternalizzazione - dice - e lavoreremo per arrivare a venerdì prossimo con una prima proposta. Spiace che scelte sbagliate del passato, come il calo degli ospiti o l’organizzazione miope dato all’istituto ora dovranno cadere sulle spalle dei lavoratori del Belletti Bona. Ci siamo detti disponibili a ragionare su una riorganizzazione in stile Cerino Zegna consci che loro i contratti privatistici li hanno sottoscritti 17 anni fa e oggi ne godono i benefici. Vedremo, abbiamo apprezzato l’apertura del sindaco Gentile».
Enzo Panelli

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