«Anche nel Biellese c’è la mafia»

«Anche nel Biellese c’è la mafia»
21 Luglio 2017 ore 18:40

Sono passati 25 anni dalla strage di Via D’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino (nella foto con il collega Giovanni Falcone) e gli uomini della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. Per l’anniversario, che cadeva nella giornata di mercoledì, Libera Biella fa il punto della situazione nel Biellese. «Nel luglio 2014 – ricordano da Libera Biella – la Dda di Milano dispone un provvedimento di sequestro nei confronti di due fratelli Rocco e Domenico Cristodaro, rispettivamente di 47 e 43 anni, “commercialisti” vicini al gruppo mafioso dei Mangano, con diversi uffici in Lombardia sparsi tra Crema e il capoluogo meneghino. L’operazione portata a termine dalla Guardia di Finanza di Crema, in collaborazione con i carabinieri di Milano su delega della Dda (Direzione distrettuale antimafia) porta nel 2016 alla confisca di decine di beni anche nel nostro territorio. In particolare, gli immobili confiscati nel biellese sono composti da sette beni tra appartamenti e case, un box (a Valle San Nicolao), 43 appezzamenti tra boschi, frutteti, terreni agricoli tra Valle Mosso e Strona, oltre ad una tenuta a Valle Mosso». Poi l’operazione Alto Piemonte, che ha toccato anche il Biellese. «A seguito di indagini condotte a partire dal 2010 – ricordano da Libera – dal Gico della Guardia di Finanza di Torino, Squadra Mobile di Torino e di Biella per il grave tentato omicidio occorso nel luglio 2010 a Volpiano a danno di un imprenditore, Antonio Tedesco, gli inquirenti individuano una cellula ‘ndranghetista (esponenti della cosca Raso-Gullace-Albanese) operativa nel territorio dell’alto Piemonte. Si parla convenzionalmente del “locale di Santhià” sulla base di una conversazione intercettata nel 2010. Nel luglio 2016 a seguito di una maxi operazione coordinata dalla Procura di Torino vengono arrestate 18 persone e sequestrati numerosi immobili anche nel Biellese. La sentenza di primo grado è stata emessa lo scorso 3 luglio dal Tribunale di Torino con 13 condanne, comprese tra i 3 e i 15 anni di reclusione. Dei principali imputati della zona, che hanno scelto il rito abbreviato, la pena maggiore è stata inflitta a Diego Raso, 37 anni, di Dorzano: 14 anni e 11 mesi di reclusione. Per i pubblici ministeri, Monica Abbatecola e Paolo Toso, Diego Raso era il boss emergente della cosca.  Cade il velo di una terra biellese non toccata dalle mafie.  I fatti sono chiari: la linea della palma di Leonardo Sciascia ha raggiunto anche il nostro territorio.  Dal ricordo collegato a questo 25° anniversario della morte dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone può solo rafforzarsi la voglia di proseguire, ad occhi lucidi e consapevoli, il contrasto alle mafie ricordando una frase del giudice Antonino Caponnetto, capo del Pool antimafia di Palermo, di quegli anni: “Le battaglie in cui si crede non sono mai perse”».

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Sono passati 25 anni dalla strage di Via D’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino (nella foto con il collega Giovanni Falcone) e gli uomini della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. Per l’anniversario, che cadeva nella giornata di mercoledì, Libera Biella fa il punto della situazione nel Biellese. «Nel luglio 2014 – ricordano da Libera Biella – la Dda di Milano dispone un provvedimento di sequestro nei confronti di due fratelli Rocco e Domenico Cristodaro, rispettivamente di 47 e 43 anni, “commercialisti” vicini al gruppo mafioso dei Mangano, con diversi uffici in Lombardia sparsi tra Crema e il capoluogo meneghino. L’operazione portata a termine dalla Guardia di Finanza di Crema, in collaborazione con i carabinieri di Milano su delega della Dda (Direzione distrettuale antimafia) porta nel 2016 alla confisca di decine di beni anche nel nostro territorio. In particolare, gli immobili confiscati nel biellese sono composti da sette beni tra appartamenti e case, un box (a Valle San Nicolao), 43 appezzamenti tra boschi, frutteti, terreni agricoli tra Valle Mosso e Strona, oltre ad una tenuta a Valle Mosso». Poi l’operazione Alto Piemonte, che ha toccato anche il Biellese. «A seguito di indagini condotte a partire dal 2010 – ricordano da Libera – dal Gico della Guardia di Finanza di Torino, Squadra Mobile di Torino e di Biella per il grave tentato omicidio occorso nel luglio 2010 a Volpiano a danno di un imprenditore, Antonio Tedesco, gli inquirenti individuano una cellula ‘ndranghetista (esponenti della cosca Raso-Gullace-Albanese) operativa nel territorio dell’alto Piemonte. Si parla convenzionalmente del “locale di Santhià” sulla base di una conversazione intercettata nel 2010. Nel luglio 2016 a seguito di una maxi operazione coordinata dalla Procura di Torino vengono arrestate 18 persone e sequestrati numerosi immobili anche nel Biellese. La sentenza di primo grado è stata emessa lo scorso 3 luglio dal Tribunale di Torino con 13 condanne, comprese tra i 3 e i 15 anni di reclusione. Dei principali imputati della zona, che hanno scelto il rito abbreviato, la pena maggiore è stata inflitta a Diego Raso, 37 anni, di Dorzano: 14 anni e 11 mesi di reclusione. Per i pubblici ministeri, Monica Abbatecola e Paolo Toso, Diego Raso era il boss emergente della cosca.  Cade il velo di una terra biellese non toccata dalle mafie.  I fatti sono chiari: la linea della palma di Leonardo Sciascia ha raggiunto anche il nostro territorio.  Dal ricordo collegato a questo 25° anniversario della morte dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone può solo rafforzarsi la voglia di proseguire, ad occhi lucidi e consapevoli, il contrasto alle mafie ricordando una frase del giudice Antonino Caponnetto, capo del Pool antimafia di Palermo, di quegli anni: “Le battaglie in cui si crede non sono mai perse”».

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