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Almeno 150 docenti biellesi a rischio licenziamento

Almeno 150 docenti biellesi a rischio licenziamento
Altro 22 Aprile 2015 ore 22:34

L’articolo è il numero 12. E sarà una delle disposizioni del ddl sulla “Buona Scuola” che le prossime alzate di scudi dal fronte dei sindacati (24 aprile con Anief, Usb e Unicobas e 5 maggio, con Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) puntano a scardinare. L’articolo 12, infatti, si presenta in sintesi come il nemico numero uno dei docenti precari, quelli che hanno i requisiti e che il governo, guidato da Matteo Renzi, aveva promesso di immettere in massa in ruolo. Perché? Qualora la “Buona Scuola” fosse approvata dal Parlamento, l’art. 12 andrebbe a vanificare il successo ottenuto con la sentenza della Corte Europea, che ha condannato l’Italia per aver abusato dei contratti a termine dei docenti precari, senza una previsione definita per la loro assunzione al ruolo. Quando, dopo tre docenze annuali, andrebbero assunti.

E, invece, l’art. 12 vuole che i contratti a tempo determinato stipulati con personale di vario tipo, per la copertura di posti vacanti disponibili, «non possano superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non consecutivi». Significa, denunciano i sindacati, che ai docenti non sarà permesso di superare i famosi 36 mesi di servizio utili - come richiesto dall’Europa - a passare in ruolo. Non solo: «Il docente, che ha già raggiunto i tre anni servizio, verrà saltato, per nominare qualcuno con meno di 36 mesi di servizio», spiega Liborio Butera dei Cobas. Nelle graduatorie, sola certezza residua per i precari, l’ordine e i punteggi non avranno, allora, più senso. E i docenti in servizio da più di tre anni «finiranno in stand-by a tempo non determinabile». Nel Biellese, si ipotizzano che gli insegnanti colpiti dall’articolo 12 saranno una trentina, considerando le Gae (Graduatorie a esaurimento), e, comprese tutte le graduatorie delle fasce utili per le supplenze, circa 150. 

Giovanni Rinaldi, legale della sezione Anief di Biella e tra gli artefici del successo ottenuto in Europa nel nome dei docenti precari, preannuncia, restando così le cose, il contenzioso più grande di tutti i tempi. Sull’articolo 12, riassume: «Nelle graduatorie, si passerebbe a soggetti di meriti inferiori. A che scopo, se non evitare le direttive comunitarie?». Secco anche il commento del primo sindacato della provincia, Flc Cgil: «Sembra la confessione di un’impotenza: io Governo non riuscirò a garantire la regolarità dei concorsi, perciò ti licenzio, se di te ho ancora bisogno allo scadere del terzo anno di servizio: concetto inverso alle tanto di moda “tutele crescenti”».

L’articolo è il numero 12. E sarà una delle disposizioni del ddl sulla “Buona Scuola” che le prossime alzate di scudi dal fronte dei sindacati (24 aprile con Anief, Usb e Unicobas e 5 maggio, con Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) puntano a scardinare. L’articolo 12, infatti, si presenta in sintesi come il nemico numero uno dei docenti precari, quelli che hanno i requisiti e che il governo, guidato da Matteo Renzi, aveva promesso di immettere in massa in ruolo. Perché? Qualora la “Buona Scuola” fosse approvata dal Parlamento, l’art. 12 andrebbe a vanificare il successo ottenuto con la sentenza della Corte Europea, che ha condannato l’Italia per aver abusato dei contratti a termine dei docenti precari, senza una previsione definita per la loro assunzione al ruolo. Quando, dopo tre docenze annuali, andrebbero assunti.

E, invece, l’art. 12 vuole che i contratti a tempo determinato stipulati con personale di vario tipo, per la copertura di posti vacanti disponibili, «non possano superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non consecutivi». Significa, denunciano i sindacati, che ai docenti non sarà permesso di superare i famosi 36 mesi di servizio utili - come richiesto dall’Europa - a passare in ruolo. Non solo: «Il docente, che ha già raggiunto i tre anni servizio, verrà saltato, per nominare qualcuno con meno di 36 mesi di servizio», spiega Liborio Butera dei Cobas. Nelle graduatorie, sola certezza residua per i precari, l’ordine e i punteggi non avranno, allora, più senso. E i docenti in servizio da più di tre anni «finiranno in stand-by a tempo non determinabile». Nel Biellese, si ipotizzano che gli insegnanti colpiti dall’articolo 12 saranno una trentina, considerando le Gae (Graduatorie a esaurimento), e, comprese tutte le graduatorie delle fasce utili per le supplenze, circa 150. 

Giovanni Rinaldi, legale della sezione Anief di Biella e tra gli artefici del successo ottenuto in Europa nel nome dei docenti precari, preannuncia, restando così le cose, il contenzioso più grande di tutti i tempi. Sull’articolo 12, riassume: «Nelle graduatorie, si passerebbe a soggetti di meriti inferiori. A che scopo, se non evitare le direttive comunitarie?». Secco anche il commento del primo sindacato della provincia, Flc Cgil: «Sembra la confessione di un’impotenza: io Governo non riuscirò a garantire la regolarità dei concorsi, perciò ti licenzio, se di te ho ancora bisogno allo scadere del terzo anno di servizio: concetto inverso alle tanto di moda “tutele crescenti”».