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«Abbandonati contro i bracconieri»

«Abbandonati contro i bracconieri»
Altro 13 Dicembre 2016 ore 12:39

VIVERONE -  La lotta ai bracconieri del lago di Viverone che predano ogni anno centinaia di pesci di ogni specie utilizzando reti o altri attrezzi vietati dalla legge, fregandosene altamente di regolamenti, permessi e confini, la stanno facendo i pescatori regolari, quelli con licenza in tasca, che rispettano regole e leggi. In tanti sostengono di sentirsi abbandonati dalle istituzioni.

Nei giorni scorsi, due carpisti (la pratica del carpfishing con cattura e rilascio immediato del pescato è una delle più in voga a Viverone dove nuotano “big” che possono raggiungere i trenta e passa chili di peso) provenienti peraltro da Lombardia e Veneto, hanno trovato e recuperato una rete lunga circa duecento metri piazzata dai bracconieri nell’acqua bassa della zona più selvaggia del lago, al confine tra Biellese e area del comune di Azeglio. Sono state liberate decine di pesci di media e grossa taglia, per lo più persici reali, black bass e qualche luccio. La rete è stata quindi caricata sul piccolo gommone utilizzato dai due appassionati per posare le esche per la pesca alla carpa, portata a riva e distrutta.

A raccontarlo, nella pagina Facebook denominata “Acci Carp Provincia di Biella”, è Gerry Etere, gestore del chiosco di Punta Becco, guardapesca volontario dell’Arci pesca nonchè da tempo acceso denunciatore di magagne che riguardano il “suo” lago. Con la recentissima legge (di agosto) varata per contrastare il bracconaggio ittico nelle acque interne, utilizzare attrezzi non consentiti, trasforma tale pratica in ipotesi di in reato vera e propria con pene fino a due anni o con ammende che possono raggiungere i dodicimila euro. Le sanzioni amministrative vanno dai mille ai seimila euro ed è sempre previsto il sequestro delle attrezzature fuorilegge.

Foto e filmati dei due pescatori che recuperano la rete e liberano grazie a un coltello con il quale tagliano le maglie, decine di pesci, ha raggiunto il record di visualizzazione: circa sessantamila. Le associazioni piscatorie sono in subbuglio, soprattutto quelle per la pesca alla carpa. in tanti denunciano l’immobilismo delle forze dell’ordine e dei guardapesca nei confronti di bracconieri, per lo più provenienti dall’Europa dell’Est, che mettono paura, spesso insultano, minacciano ritorsioni. 

La rete è stata trovata in una sorta di zona franca, tra Biellese e Torinese, dove non è chiaro di chi sia la competenza anche se pare che di recente sia stato approvato un accordo di estensione di tali competenze che permetterebbe così alle guardie biellesi di varcare il confine e colpire i bracconieri anche nella zona di Azeglio. Tale soluzione potrebbe rappresentare un primo importante baluardo contro chi se ne sbatte delle leggi e fa strage di pesci.

Sul profilo di “Acci Carp” del noto social network, colui che “amministra” così scrive: «Ricevo, metto in visione e denuncio come sempre ho fatto in questi ultimi anni... In queste foto e immagini vengono ritratti ragazzi pescatori che liberano da reti di bracconaggio, circa duecento metri, alcune specie ittiche. Tali reti sono state lasciate in acqua bassa per distruggere tutto ció che rimane all’interno di una zona tristemente nota, purtroppo, del Lago di Viverone, che è quella al confine con l’uso civico del comune di Azeglio e comune di Viverone, “uso civico e diritti esclusivi sulla pesca” e confine tra due province, “Torino e Biella”. Qui nascono le problematiche e le contraddizioni nel totale menefreghismo e scarica barile delle due amministrazioni e dei responsabili del settore con il canonico rituale e la solita frase: “Non è zona di nostra competenza, non possiamo fare nulla”...».

Il denunciatore di magagne, è invece convinto che qualcosa di può fare, eccome, tipo «sensibilizzare le forze di pubblica sicurezza (vigili urbani degli stessi comuni, carabinieri, Corpo forestale, Polizia di Stato). Invece si demandano e si affidano tali compiti ad agenti ittici volontari, di cui faccio parte, con ben poche possibilità e mezzi per debellare una piaga ormai senza freni, che negli ultimi anni si è allargata senza fine. Ben poco si può fare - prosegue - se gli unici combattenti non armati sono agenti volontari o, come avvenuto nell’ultima circostanza, semplicemente pescatori appassionati che con tanta volontà, etica, valori, rischiano, a qualsiasi ora, di fare quel poco che è loro possibile... Le foto e i filmati sconcertanti, sono ormai diventati abituali da parte di chi opera nel settore e denuncia da molti anni le violazioni, ma da sempre lasciato solo dalle istituzioni a combattere una durissima battaglia. Tutti dobbiamo ringraziare quei ragazzi pescatori. Per fortuna ci sono...».

Valter Caneparo

VIVERONE -  La lotta ai bracconieri del lago di Viverone che predano ogni anno centinaia di pesci di ogni specie utilizzando reti o altri attrezzi vietati dalla legge, fregandosene altamente di regolamenti, permessi e confini, la stanno facendo i pescatori regolari, quelli con licenza in tasca, che rispettano regole e leggi. In tanti sostengono di sentirsi abbandonati dalle istituzioni.

Nei giorni scorsi, due carpisti (la pratica del carpfishing con cattura e rilascio immediato del pescato è una delle più in voga a Viverone dove nuotano “big” che possono raggiungere i trenta e passa chili di peso) provenienti peraltro da Lombardia e Veneto, hanno trovato e recuperato una rete lunga circa duecento metri piazzata dai bracconieri nell’acqua bassa della zona più selvaggia del lago, al confine tra Biellese e area del comune di Azeglio. Sono state liberate decine di pesci di media e grossa taglia, per lo più persici reali, black bass e qualche luccio. La rete è stata quindi caricata sul piccolo gommone utilizzato dai due appassionati per posare le esche per la pesca alla carpa, portata a riva e distrutta.

A raccontarlo, nella pagina Facebook denominata “Acci Carp Provincia di Biella”, è Gerry Etere, gestore del chiosco di Punta Becco, guardapesca volontario dell’Arci pesca nonchè da tempo acceso denunciatore di magagne che riguardano il “suo” lago. Con la recentissima legge (di agosto) varata per contrastare il bracconaggio ittico nelle acque interne, utilizzare attrezzi non consentiti, trasforma tale pratica in ipotesi di in reato vera e propria con pene fino a due anni o con ammende che possono raggiungere i dodicimila euro. Le sanzioni amministrative vanno dai mille ai seimila euro ed è sempre previsto il sequestro delle attrezzature fuorilegge.

Foto e filmati dei due pescatori che recuperano la rete e liberano grazie a un coltello con il quale tagliano le maglie, decine di pesci, ha raggiunto il record di visualizzazione: circa sessantamila. Le associazioni piscatorie sono in subbuglio, soprattutto quelle per la pesca alla carpa. in tanti denunciano l’immobilismo delle forze dell’ordine e dei guardapesca nei confronti di bracconieri, per lo più provenienti dall’Europa dell’Est, che mettono paura, spesso insultano, minacciano ritorsioni. 

La rete è stata trovata in una sorta di zona franca, tra Biellese e Torinese, dove non è chiaro di chi sia la competenza anche se pare che di recente sia stato approvato un accordo di estensione di tali competenze che permetterebbe così alle guardie biellesi di varcare il confine e colpire i bracconieri anche nella zona di Azeglio. Tale soluzione potrebbe rappresentare un primo importante baluardo contro chi se ne sbatte delle leggi e fa strage di pesci.

Sul profilo di “Acci Carp” del noto social network, colui che “amministra” così scrive: «Ricevo, metto in visione e denuncio come sempre ho fatto in questi ultimi anni... In queste foto e immagini vengono ritratti ragazzi pescatori che liberano da reti di bracconaggio, circa duecento metri, alcune specie ittiche. Tali reti sono state lasciate in acqua bassa per distruggere tutto ció che rimane all’interno di una zona tristemente nota, purtroppo, del Lago di Viverone, che è quella al confine con l’uso civico del comune di Azeglio e comune di Viverone, “uso civico e diritti esclusivi sulla pesca” e confine tra due province, “Torino e Biella”. Qui nascono le problematiche e le contraddizioni nel totale menefreghismo e scarica barile delle due amministrazioni e dei responsabili del settore con il canonico rituale e la solita frase: “Non è zona di nostra competenza, non possiamo fare nulla”...».

Il denunciatore di magagne, è invece convinto che qualcosa di può fare, eccome, tipo «sensibilizzare le forze di pubblica sicurezza (vigili urbani degli stessi comuni, carabinieri, Corpo forestale, Polizia di Stato). Invece si demandano e si affidano tali compiti ad agenti ittici volontari, di cui faccio parte, con ben poche possibilità e mezzi per debellare una piaga ormai senza freni, che negli ultimi anni si è allargata senza fine. Ben poco si può fare - prosegue - se gli unici combattenti non armati sono agenti volontari o, come avvenuto nell’ultima circostanza, semplicemente pescatori appassionati che con tanta volontà, etica, valori, rischiano, a qualsiasi ora, di fare quel poco che è loro possibile... Le foto e i filmati sconcertanti, sono ormai diventati abituali da parte di chi opera nel settore e denuncia da molti anni le violazioni, ma da sempre lasciato solo dalle istituzioni a combattere una durissima battaglia. Tutti dobbiamo ringraziare quei ragazzi pescatori. Per fortuna ci sono...».

Valter Caneparo