Il gioco d’azzardo in Piemonte ha raggiunto dimensioni che preoccupano politica e terzo settore. Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno lanciato un allarme congiunto sulla crescita del fenomeno e sul suo intreccio con la criminalità organizzata, chiedendo alla Regione un ripensamento rapido dell’impianto normativo.
Un giro d’affari da 9,5 miliardi
I numeri restituiscono la portata del problema. Nel 2024 il Piemonte ha registrato 4,3 miliardi di euro di giocato nel canale fisico e 5,2 miliardi di euro in quello online, per un totale di 9,5 miliardi di euro in dodici mesi. La spesa media pro capite si è attestata intorno ai 2.200 euro all’anno, una cifra che colloca la regione tra le aree a più alta esposizione del Paese. Si tratta di volumi che, secondo le associazioni che monitorano il settore come Libera, non possono essere letti solo in chiave economica ma anche sociale e di sicurezza.
Nove clan attivi sul territorio
L’aspetto più allarmante riguarda l’infiltrazione mafiosa. Nel comparto del gioco d’azzardo piemontese risultano attivi nove clan, un dato che rende il Piemonte la prima regione del Nord Italia per numero di organizzazioni criminali operative nel settore. Il gioco legale, secondo il consigliere dem Domenico Rossi, rischia di diventare «un canale comodo e redditizio» per la criminalità organizzata, trasformando la regione in un’area «ad alta esposizione e a bassa protezione».
Il confronto tra le due leggi regionali
Al centro del dibattito c’è il confronto tra la legge regionale del 2016 e quella del 2021, attualmente in vigore. La normativa del 2016, secondo la valutazione indipendente di Libera, rispettava tutti gli otto indicatori previsti per il contrasto al gioco patologico, con risultati misurabili come la riduzione delle slot nei luoghi sensibili e un minore accesso delle fasce vulnerabili. La legge del 2021, invece, raggiunge soltanto quattro indicatori su otto, collocando il Piemonte in penultima posizione nella classifica nazionale.
Le richieste dei tre partiti
Alleanza Verdi-Sinistra parla apertamente di «liberalizzazione di fatto» e definisce la riforma del 2021 «un vero e proprio favore alle lobby del gioco». Sul fronte pentastellato, il consigliere Pasquale Coluccio chiede la riapertura immediata del dibattito sulla normativa regionale. Le tre forze politiche convergono su quattro richieste: revisione della legge del 2021, ritorno ai parametri della norma precedente, maggiori investimenti in prevenzione e servizi territoriali, rafforzamento del contrasto alla ludopatia. Analoghe istanze sono già state avanzate in altre iniziative politiche regionali.
Il ruolo del gioco online regolamentato
Nel dibattito entra anche il tema del canale online, oggi il più grande in termini di volumi. Secondo gli esperti di settore, uno dei fattori che possono ridurre gli spazi per l’illegalità è la scelta di piattaforme che operano con licenza statale. I concessionari autorizzati a operare in Italia, ce lo ricorda Sara Provasi di Sitiscommesse sono sottoposti a controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, adottano strumenti di autolimitazione, verifica dell’età e autoesclusione, e garantiscono trasparenza sui flussi finanziari. Un perimetro di tutela che il gioco illegale, fisico o digitale, non può offrire e che rappresenta per i giocatori un elemento concreto di sicurezza.
La richiesta alla Regione
PD, AVS e M5S chiedono ora alla Giunta di riaprire il confronto in Consiglio regionale. L’obiettivo dichiarato è quello di coniugare contrasto alla criminalità, tutela della salute pubblica e riconoscimento di un mercato legale trasparente, restituendo al Piemonte gli strumenti che la precedente normativa aveva dimostrato di saper applicare con efficacia.