Non fu un incidente domestico. Secondo la Procura, quel 16 maggio 2024 Jonathan Maldonato avrebbe colpito la moglie con un’arma a doppia lama, recidendole un’arteria e provocandole un arresto cardiaco di 35 minuti. Ora andrà a processo, con il rito ordinario: ieri la giudice per l’udienza preliminare Arianna Pisano ha rinviato a giudizio il padre di 37 anni, per le gravi accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Biella. L’imputato dovrà comparire in Tribunale il 18 giugno 2026 per il tentato omicidio aggravato della moglie-influencer, Soukaina El Basri (in arte Siu), maltrattamenti in famiglia continuati e reiterati e violazione dei sigilli apposti alla casa dopo l’inizio delle indagini. Uscendo dall’Aula delle udienze preliminari, Maldonato non ha rilasciato commenti ai cronisti biellesi presenti: ai suoi legali, però, ha confidato queste parole: «Speravo di lasciarmi tutto alle spalle oggi».
Nell’immagine di copertina Maldonato ed El Basri in una foto precedente i fatti
Colluttazione in casa: la ricostruzione dell’accusa
L’episodio centrale della vicenda risale al 16 maggio 2024 quando, secondo la Procura, nella loro abitazione di Chiavazza, Maldonato avrebbe raggiunto la moglie e, «mediante l’utilizzo di un’arma da punta e taglio (a doppia lama), colpiva il torace di El Basri […] recidendole completamente l’arteria mammaria e lesionandole il parenchima polmonare», provocando «un massivo emotorace interno e una lesione pettorale sinistra» che la costrinse a un grave coma prolungato.
La Procura ritiene che la ferita e la dinamica non potessero essere spiegate come “incidenti domestici”, versione iniziale fornita dallo stesso Maldonato, né dal racconto successivo che attribuiva la lesione a un gesto autolesivo della donna.
«Ometteva volutamente la verità ai soccorritori»
Un passaggio chiave dell’imputazione riguarda il comportamento dopo l’episodio: ai sanitari del 118 chiamati sul posto l’uomo avrebbe dichiarato che la ferita era stata causata da un urto contro un mobile, senza riferire l’uso di un’arma. Secondo l’accusa, questa omissione avrebbe «consapevolmente aggravato il quadro clinico» della moglie.
Accuse collaterali: maltrattamenti e controllo ossessivo
Non si tratta di un episodio isolato, secondo gli atti: la Procura contesta anche una serie di maltrattamenti in famiglia protrattisi nel tempo, con ingiurie, minacce, pedinamenti, controllo del telefono e della vita sociale della convivente, anche alla presenza delle figlie minori. Il quadro indiziario include anche episodi di violenza fisica e psicologica sistematica.
Violazione dei sigilli
Un ulteriore capo d’imputazione riguarda la presunta violazione dei sigilli dell’abitazione di famiglia, sottoposta a sequestro dalla Procura dopo gli accertamenti del maggio 2024: Maldonato, insieme a un familiare, avrebbe fatto ingresso nell’immobile ostacolando l’attività investigativa.
Il processo si apre a giugno
La giudice, dopo aver rinviato una prima volta l’udienza a fine gennaio scorso per prendersi alcune settimane per studiare i fascicoli, ha ritenuto sussistenti gli elementi per portare il caso in dibattimento. La vicenda, che ha suscitato ampio interesse anche mediatico per la notorietà sui social della donna, sarà adesso oggetto di un processo complesso, chiamato a valutare prove tecniche, testimonianze e le gravi contestazioni mosse dalla Procura.
Gianmaria Laurent Jacazio