INTERVISTA

Michele Burgay: “Il mio interprete? È “ibridopuro”, AI umana»

Sperimentazione in ambito musicale. A metà febbraio uscirà il primo singolo “Chiamatemi pure boomer”. 

Michele Burgay: “Il mio interprete? È “ibridopuro”, AI umana»

Sperimentazione in ambito musicale. A metà febbraio uscirà il primo singolo “Chiamatemi pure boomer”.

Il progetto

Se volessimo riassumerlo in poche righe, potremmo dire che ibridopuro è la voce e l’immagine AI riverbero e riflesso di Michele Burgay, l’anima artistica del progetto. Un’opera ad alta densità umana, come ama definirla Burgay, proiettata in un futuro creativo che è già presente. Michele Burgay, la mente che compone, scrive e plasma la performance finale collaborando con ibridopuro, infonde la sua visione in ogni frequenza. In altre parole, parliamo di “un incontro ibrido tra due mondi e puro nel risultato”, perché la sintesi tra uomo e macchina genera e esplora una nuova espressione artistica libera da tutti i limiti. “Arte digitale, respiro reale”.

Avanguardia creativa, senza dubbio. Ma che di fatto è già qui, adesso: basti pensare che il singolo di Michele Burgay con ibridopuro, il giovane cantante che ne interpreta appunto la creatività, è pronto per il debutto, previsto per metà febbraio. Si intitola “Chiamatemi pure boomer”: testo e musica di Burgay, produzione Deltanove, performance sua, di ibridopuro, che da artista ha anche una propria pagina Instagram, per farsi conoscere meglio.

Una visione. È chiaro: anche il linguaggio, in questo caso, non esaurisce a pieno l’essenza del progetto. Parliamo di “intelligenza artificiale” come è stata etichettata, ma di artificiale c’è ben poco. Per dirla come lo stesso Michele Burgay, l’80 per cento forse anche di più è lavoro e arte umani e il restante 20 è sì AI, ma tutto viene definito e diretto dallo stesso Burgay. Per comprendere, allora, occorre liberarsi dalla visione comune che basti un click per generare qualcosa e che «quel che esce dall’intelligenza artificiale, oggi, venga percepito come artificiale appunto: la mia personale battaglia – le parole di Burgay – è umanizzare questo strumento, affinché sia un tool votato al potenziamento della creatività umana. L’opera che ne nasce è un ibrido, perché coniuga melodie, parole, armonie e significati creati da me e al contempo umanizza uno strumento che ci sembra apparentemente sintetico». Questo significa: «Riportare l’AI alla nostra dimensione umana, mettendoci dentro la nostra creatività. Se non mi piace come ibridopuro ha cantato, glielo faccio rifare, è successo almeno 150 volte e ho lavorato per istruirlo sulla qualità produttiva dell’arrangiamento a cui volevo arrivare con lui. Si apre cioè un dialogo con lo strumento e spero che presto si introduca una possibilità che mi permetta di parlare con il mio cantante». Il nome stesso, un ossimoro, suggerisce tutto questo; così, ibridopuro si fa terzo elemento superiore: «Io lo definisco un riverbero di me. Non siamo distanti da Walt Disney e il suo Paperino. Ho anche in mente di creare altri artisti che saranno altre possibilità di me, perché come gusti spazio dai Beatles a Bach fino al pop contemporaneo». Il tutto dato un brano già esistente, che potrebbe cantare qualsiasi altro interprete. O, magari, un ibridopuro in duetto con un cantante o una cantante umani. La visione traccia un futuro tutto da costruire, come ha fatto l’innovazione in passato. Michele Burgay ripensa a Phil Collins: non è stata forse una sperimentazione la batteria elettronica introdotta nella canzone “In The Air Tonight”? La tecnologia usata all’epoca non ha rubato la scena, ma ha esaltato i passaggi dello stesso artista alla batteria (acustica, umana).

La canzone. Su Instagram e Tik Tok, il progetto sta suscitando interesse, tra curiosi e scettici. E di “Chiamatemi pure boomer” e ibridopuro si è parlato martedì sera a “Crossover – La musica a 360 giri!” di Rai Isoradio. Il brano è fresco, ideale per il debutto di un giovane interprete a cui Michele Burgay fa cantare la propria speranza in una relazione trans-generazionale fruttuosa: «Lui dice: “Io tra venti anni sarò un boomer per la generazione dopo la mia, ma i boomer sono andati sulla Luna; quindi, noi giovani dobbiamo cercare di considerare che loro hanno cambiato il mondo». Dall’altra parte, Burgay e ibridopuro invitano gli stessi boomer «a smettere di dire che noi giovani siamo solo attaccati al telefonino e non siamo capaci di vivere».
Il suo (anzi, il loro) invito è quello di considerare l’AI con occhi nuovi: «Ci frega la parola “artificiale”, perché – invece – è uno strumento estremamente dialettico. Nel futuro, da qui a cinque anni, la maggior parte delle cose che osserveremo sarà ibrida, ma credo che ci sarà spazio anche per la bellezza di chi non userà del tutto la AI e, allora, diremo: questo album è “AI free”. Quanto a me, dentro a questo progetto, è fortissima la mia impronta nella produzione e direzione creativa. E posso dire che non mi sono mai sentito me stesso come in ibridopuro».
Giovanna Boglietti

NELLA FOTO DI COPERTINA GENERATA CON AI in uno studio ideale Michele Burgay (identico nelle sembianze reali) con ibridopuro, giovane AI umana che interpreta il brano.