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Mattarella in visita privata alla famiglia di Elsa Rubino e a Martigny per la commemorazione delle vittime

Il Presidente della Repubblica ha voluto fare tappa a Zurigo per confortare i genitori della biellese rimasta gravemente ferita nel rogo di Crans-Montana. Tra poco prenderà parte all’omaggio ufficiale a Martigny, nel giorno di lutto nazionale elvetico.

Mattarella in visita privata alla famiglia di Elsa Rubino e a Martigny per la commemorazione delle vittime

La visita da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ospedale di Zurigo, avvenuta questa mattina, è stata il più intenso segnale della vicinanza dello Stato italiano alle famiglie colpite dalla tragedia di Crans-Montana. Il Capo dello Stato ha incontrato in forma riservata i familiari di Elsa Rubino, la giovane biellese ferita nella tragedia di Crans-Montana che oggi verrà sottoposta a un secondo intervento chirurgico. Un momento vissuto in intimità, con discrezione e raccoglimento, lontano dai riflettori, durante il quale Mattarella ha espresso personalmente solidarietà e partecipazione al dolore dei genitori. Un gesto, questo, molto apprezzato dalla famiglia di Elsa Rubino che, come detto nei giorni scorsi a Eco di Biella, è molto grata per tutto il sostegno ricevuto: «L’Italia è l’unico paese ad aver fornito un sostegno morale, psicologico e materiale alle famiglie delle vittime».

In fondo all’articolo gli aggiornamenti più recenti

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo arrivo all’aeroporto di Zurigo, in occasione della cerimonia in memoria delle vittime dell’incendio di Crans-Montana

La cerimonia di commemorazione oggi a Martigny

Dopo la tappa zurighese, l’agenda del Presidente prosegue ora a Martigny, dove fra circa tre quarti d’ora prenderà il via la cerimonia ufficiale in memoria delle vittime dell’incendio di Crans-Montana. L’evento si inserisce nella giornata di lutto nazionale proclamata dalla Svizzera: alle 14, in tutto il Paese, sarà osservato un minuto di silenzio, accompagnato dal suono delle campane delle chiese.

La presenza di altri Capi di Stato

Alla commemorazione parteciperanno numerosi capi di Stato e delegazioni internazionali. Oltre a Mattarella, è attesa la presenza del presidente francese Emmanuel Macron, di rappresentanti del Consiglio federale svizzero e di delegazioni provenienti da oltre trenta Paesi. Un momento solenne per ricordare le giovani vittime del rogo e i feriti che stanno ancora affrontando un lungo e difficile percorso di cure.

Ultimi aggiornamenti

Mattarella depone la rosa bianca sul memoriale

In un momento segnato dal lutto e dalla memoria, la presenza dei vertici istituzionali europei ha assunto il valore di un messaggio che va oltre le parole. Alla cerimonia commemorativa, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron hanno condiviso un gesto di raccoglimento e vicinanza, espressione di una solidarietà che unisce nazioni e popoli colpiti dallo stesso dolore. Mattarella ha pochi minuti fa deposto una rosa bianca sul memoriale, in silenzio, in omaggio alle vittime italiane: la sua va ad aggiungersi ad altre centinaia di rose, deposte dai presenti nei due punti stabiliti dalle autorità svizzere.

Crans-Montana, al via commemorazione in Svizzera con Mattarella e Macron
Un momento della cerimonia con il saluto di Macron a Mattarella

«Non dimenticheremo mai quella notte». La voce dei giovani colpiti dalla tragedia di Crans-Montana

Si sta concludendo in questi minuti la cerimonia di commemorazione delle vittime di Crans-Montana. A prendere la parola durante la commemorazione sono stati tre giovani, amici tra loro, cresciuti tra Crans-Montana e le sue serate. Raccontano una normalità spezzata all’improvviso: «Eravamo entrati in un bar di fronte al Constellation per bere l’ultimo bicchiere, con il cuore leggero e la mente libera. Poi, in pochi istanti, tutto si è fermato».

Il silenzio, le urla, l’odore di bruciato

Il racconto si fa subito drammatico: «Un silenzio pesante ha invaso la sala. Le immagini davanti a noi erano insostenibili. Fuori era ancora peggio, più di un incubo. Le urla laceravano il freddo della notte, l’odore di bruciato era insopportabile. Era una scena apocalittica». Un’esperienza che, spiegano, «non potremo mai dimenticare».

Trasformare il dolore in forza

Ma da quel trauma nasce anche un messaggio: «Quello che abbiamo visto può diventare forza. Oggi rendiamo omaggio a chi è andato via troppo presto, ai loro sogni interrotti, alle voci che il silenzio ha sostituito». E un appello alle famiglie: «Facciamo in modo che questo dolore non sia vano».

Un dramma che ha superato ogni confine

I tre giovani sottolineano come la tragedia abbia avuto un impatto ben oltre il Vallese e la Svizzera: «Quello che è successo a Crans-Montana non si è fermato ai confini. La vostra presenza qui lo dimostra».
E aggiungono: «Alla fine, che si sia franco-svizzeri o di qualsiasi altra nazionalità, non importa. Siamo tutti toccati, tutti solidali con le vittime e con i loro cari».

Il grazie ai soccorritori e ai sanitari

Nel loro intervento non manca il ringraziamento a chi ha aiutato: «Il senso di impotenza è stato enorme. Per questo vogliamo dire grazie alla polizia, ai vigili del fuoco, ai primi soccorritori». Un pensiero speciale va anche ai medici: «Non dimentichiamo gli operatori sanitari del Vallese, degli ospedali svizzeri e stranieri che stanno curando i grandi ustionati».

Un messaggio ai feriti e ai giovani

Ai feriti ancora in cura, il loro incoraggiamento: «Siamo consapevoli del cammino difficile che vi aspetta. Continuiamo a credere e a lottare per voi». Poi un messaggio rivolto a un’intera generazione: «I giovani devono difendere i loro valori, le loro passioni. Ogni sforzo conta, anche quello che nessuno vede».

«Siamo fieri di voi»

Il discorso si chiude con parole che diventano un manifesto: «Non possiamo aggiungere giorni alla vita, ma possiamo aggiungere vita ai giorni».

 

 

 

 

Il presidente della Confederazione: «Impensabile, indicibile, invisibile. La Svizzera è una sola famiglia nel dolore»

Alla cerimonia di commemorazione per le vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana è intervenuto anche il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, con un discorso di forte intensità istituzionale e umana. Dopo le parole cariche di emozione del presidente del governo vallese Mathias Reynard, Parmelin ha preso la parola richiamando al silenzio, alla memoria e alla responsabilità collettiva.

Giornata di lutto: VS: inizia la cerimonia per le vittime di Crans-Montana  | blue News
Guy Parmelin accoglie Emmanuel Macron

Un dolore che segna l’inizio dell’anno

«L’ingresso in questo 2026 avrebbe dovuto portare con sé le promesse consuete, quelle delle pagine ancora bianche», ha detto Parmelin. «Per i giovani, queste promesse volano sulle ali del sogno e delle aspirazioni legittime della loro età. Eppure si sono infrante prematuramente nelle ceneri di una notte d’orrore».

La Svizzera come una sola famiglia

Il presidente della Confederazione ha sottolineato la dimensione collettiva del lutto: «Nel grandissimo male che ci ha colpiti, oso affermarlo con forza, la Svizzera intera è diventata un’unica famiglia afflitta. Essere qui riuniti non alleggerirà il peso di questo fardello, ma se può contribuire anche solo un poco ad addomesticare la nostra infinita tristezza, allora ha già una profonda ragione d’essere».

156 destini, una tragedia internazionale

Parmelin ha ricordato i numeri e la portata internazionale della tragedia: «La memoria di questa notte spaventosa illumina i volti delle 156 vittime, le loro giornate felici, la loro spensieratezza». Giovani provenienti «dall’Australia, dal Belgio, dalla Bosnia-Erzegovina, dalla Francia, dall’Italia, dal Portogallo, dalla Polonia, dal Regno Unito e da molti altri Paesi» erano in vacanza in Svizzera quando «la loro vita è improvvisamente cambiata mentre era pacificamente dedicata allo stare insieme».

Vicini ai feriti e alle famiglie

Il presidente ha assicurato che la Confederazione resterà accanto a tutte le famiglie colpite: «Il nostro Paese continuerà a essere all’ascolto di tutte le famiglie, svizzere e straniere, la cui esistenza è stata modificata in modo così brutale e irreversibile». Un ringraziamento è stato rivolto anche alla rete sanitaria internazionale: «Molti feriti sono oggi in terapia intensiva in Francia, Belgio, Germania e Italia. Questa solidarietà nazionale e internazionale ci tocca profondamente e ci obbliga».

Verità, giustizia e responsabilità morale

Parmelin ha ribadito il ruolo centrale delle istituzioni: «Ringraziamo tutte le persone che hanno contribuito a salvare vite, a restituire un’identità alle vittime, a far avanzare la verità. È un presupposto indispensabile del patto di fiducia tra le istituzioni e la società». E ha aggiunto: «La capacità del nostro ordinamento giudiziario di far emergere senza ritardi né compiacenze eventuali mancanze e di sanzionarle non è solo un dovere dello Stato, ma una responsabilità morale».

Memoria, speranza e futuro

«Questo 9 gennaio 2026 è un giorno di memoria che dobbiamo ai morti e ai feriti del primo gennaio», ha concluso Parmelin. «Un giorno di memoria e d’amore per i loro genitori, fratelli, sorelle, amici. Ma anche un giorno di anticipazione, perché dalle lezioni di questa tragedia dobbiamo trarre ogni insegnamento necessario a garantire il massimo livello possibile di sicurezza nei luoghi aperti al pubblico». Il discorso si è chiuso con un’immagine simbolica: «I nostri figli ci hanno lasciato in un locale che portava il nome di una costellazione. Continueranno ora a brillare nel nostro ricordo». Impensabile. Indicibile. Invisibile. Così il presidente della Confederazione ha definito una tragedia che ha segnato per sempre Crans-Montana e l’intera Svizzera.

Parla Mathias Reynard, presidente del governo vallese: «Il 1° gennaio 2026 è una data che non dimenticheremo mai»

Il primo rappresentante delle istituzioni svizzere a parlare è Mathias Reynard, presidente del governo vallese:

Mathias Reynard, président du Conseil d'État valaisan, à propos du drame de Crans-Montana: «Nous revivons une très grave catastrophe» - Le Temps
Mathias Reynard, presidente del governo vallese

 

«Care famiglie, cari congiunti, signore e signori, nelle vostre cariche e funzioni. Il 1° gennaio 2026 è una data che non dimenticheremo mai. All’alba del nuovo anno, un momento di festa e di amicizia si è trasformato in un incubo. All’alba del nuovo anno, giovani che avevano appena condiviso sogni, auguri e risate sono stati colpiti dalla violenza e dalla morte.A Crans-Montana, 156 destini sono stati spezzati nelle prime ore dell’anno nuovo. Quaranta persone hanno perso la vita, 116 sono rimaste ferite, alcune in modo gravissimo. E con loro tante famiglie e tanti cari, colpiti da questo dramma. Oggi siamo riuniti, siamo insieme, per onorare la memoria di queste quaranta anime e per dire che non le dimenticheremo mai. Siamo riuniti anche per le persone ferite, per coloro che in questo preciso istante stanno ancora lottando per la vita. La loro assenza oggi, qui con noi, è dolorosa. Nessuna parola potrà mai riparare l’irreparabile, nessuna frase potrà mai colmare il vuoto lasciato da chi se n’è andato».

A Mattarella il «grazie» per il sostegno all’Italia

«Alle équipe mobilitate qui in Vallese, ma anche altrove, va il nostro grazie. Grazie a tutti gli ospedali svizzeri, grazie a tutti gli ospedali stranieri che hanno risposto presenti, grazie ai Paesi che hanno teso la mano e aperto le porte dei loro ospedali. La presenza oggi di capi di Stato e di rappresentanti di Paesi amici ci onora profondamente. In particolare il vostro sostegno, signor Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, e signor Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, le cui nazioni sono oggi duramente colpite. La vostra presenza testimonia una comunità di destino, un’Europa che sa ritrovarsi quando è in gioco l’essenziale: la vita umana, la dignità, la compassione. Ringraziamo i nostri alleati, che hanno fatto proprio il nostro motto: “Uno per tutti, tutti per uno”».

La giustizia e la responsabilità morale

«La Giustizia deve fare piena chiarezza. Ogni vittima è come un figlio del Vallese. L’inchiesta stabilirà le responsabilità. Ma al di là della procedura giudiziaria, tutte e tutti abbiamo una responsabilità morale di fronte a questo dramma. Adolescenti e giovani hanno perso la vita. Nulla di tutto questo è colpa loro. Noi, come adulti, noi come responsabili politici, il minimo che possiamo fare è presentare le scuse di tutta la comunità. È anche così che saremo degni. Desidero infine rivolgere questo messaggio a tutti gli adolescenti e ai giovani adulti riuniti qui oggi, e anche altrove. La vostra sofferenza, le vostre paure sono legittime. Avete il diritto di piangere. Ma avrete anche il diritto di ridere, di sorridere. Se il vostro dolore è immenso, la vostra capacità di vivere, di amare, di creare lo è altrettanto».

Un minuto di silenzio, poi il suono delle campane di tutta la Svizzera

Si è appena tenuto il minuto di silenzio in tutta la Svizzera, seguito dal suono simultaneo delle campane dalle grandi città fino ai più piccoli paesi di montagna. Un momento di raccoglimento corale, intenso e composto. Particolarmente simbolico il rintocco delle campane a Crans-Montana (in foto), la località segnata dalla tragedia di Capodanno, dove il suono ha accompagnato il silenzio di una comunità ancora ferita ma unita nel ricordo delle vittime.

Sta per iniziare la cerimonia di commemorazione

Sta per iniziare, fra pochi minuti, la cerimonia ufficiale di commemorazione delle vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Nella sala sono state predisposte circa mille sedie e su ognuna è stata collocata una rosa bianca, simbolo di lutto e memoria, che verrà poi deposta in luoghi simbolici al termine dell’evento. Sono presenti i familiari delle vittime, i soccorritori, i vigili del fuoco e le forze di polizia, insieme a numerose delegazioni istituzionali. In sala siedono anche membri del governo della Confederazione Svizzera e rappresentanti dei cantoni Vallese e Vaud. Alle 14 in punto, per 5 minuti consecutivi, suoneranno le campane di tutta la Svizzera.

Nel frattempo è arrivato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è arrivato a Martigny

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è arrivato a Martigny, nel cantone Vallese, dove fra pochi minuti prenderà inizio la cerimonia di omaggio alle vittime dell’incendio di Crans-Montana. La Francia, insieme all’Italia, conta fra le vittime dell’incendio numerosi concittadini. Nove francesi hanno perso la vita nell’incendio, tra cui diversi minorenni: cinque adolescenti o uomini francesi di 14, 17, 20, 23 e 39 anni, due donne francesi di 26 e 33 anni, una cittadina franco-svizzera di 24 anni e una cittadina franco-israelo-britannica di 15 anni. Ventitré cittadini francesi o binazionali sono inoltre rimasti feriti, alcuni in modo molto grave.

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è arrivato a Martigny per la cerimonia di commemorazione: nella foto il momento della firma del “libro delle condoglianze” riservato ai Capi di Stato

Il colloquio di Mattarella con i medici e la protezione civile italiana

Nel corso della visita, Mattarella si è successivamente intrattenuto con i medici e con il personale sanitario dell’ospedale universitario di Zurigo, ringraziandoli per l’impegno nelle cure ai feriti, così come la Protezione Civile italiana, attiva nel supporto morale, psicologico e materiale alle famiglie. «L’Italia è l’unico paese ad aver fornito un sostegno morale, psicologico e materiale alle famiglie delle vittime», dichiaravano nei giorni scorsi a Eco di Biella i famigliari di Elsa Rubino.

Mattarella in visita: «Ha voluto parlare solo alle famiglie»

È stato un incontro intimo quello con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che oggi ha incontrato i famigliari dei due italiani feriti a Crans-Montana ricoverati nell’ospedale di Zurigo, la biellese Elsa Rubino e Leonardo Bova: «Ha voluto vedere proprio solo noi cinque – spiega al cronista di Eco di Biella la zia di Elsa, Francesca Donatelli, facendo riferimento a sé stessa, la sorella Isabella e il cognato Lorenzo Rubino e ai genitori di Leonardo Bova – niente protezione civile, niente medici e niente stampa all’incontro».

Un’intimità, questa, che voleva essere di conforto quasi famigliare ai parenti in questo momento di difficoltà.