LOTTA AL CANCRO

Rischio recidive: nuovo test per le pazienti operate di tumore al seno Her2 positivo

Il test verifica la presenza di mutazioni specifiche su un campione di tessuto tumorale, dopo l’intervento chirurgico.

Rischio recidive: nuovo test per le pazienti operate di tumore al seno Her2 positivo
21 Novembre 2020 ore 10:47

Nuovi strumenti contro il tumore mammario, per la prima volta al mondo un test per identificare le caratteristiche genetiche che predicono chi potrà generare la recidiva di uno dei tipi più aggressivi di tumori, il cancro al seno Her2 positivo.

Test rivoluzionario per prevenire il rischio recidive

Più che un passo in avanti è un vero e proprio salto, una rivoluzione nella diagnostica, un segnale di ottimismo in piena era Covid. Da oggi, infatti, il tumore al seno ha un nemico in più. Un’altra freccia nell’arco della cura del carcinoma mammario, uno strumento che sarà in grado di delineare ancora con più precisione tutti i meccanismi di diagnosi e di cura della malattia, soprattutto di una delle forme più aggressive. E questo grazie alle ultime scoperte condotte dall’Istituto Oncologico Veneto Irccs di Padova. Due studi firmati dal professor Pierfranco Conte, coordinatore della Rov la Rete Oncologica Veneta e direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto oncologico veneto (Iov).

«Grazie alla prevenzione ed alle cure personalizzate il tasso di sopravvivenza del tumore al seno è in evidente progressivo aumento – dichiara il direttore generale IOV IRCCS, Giorgio Roberti – Anche nelle situazioni più difficili, affidarsi a un centro di eccellenza come lo IOV IRCCS è la base necessaria per il controllo a lungo termine della malattia in uno stato di benessere. La predizione della prognosi e la conseguente scelta delle terapie per il tumore del seno oggi diventa più efficace, grazie ai risultati ottenuti dalla ricerca traslazionale».

Indagini già condotte su 1200 pazienti

Per la prima volta al mondo è stato elaborato un test genomico prognostico, chiamato HER2DX, in grado di individuare le caratteristiche genetiche che predicono un alto rischio di ripresa della malattia nelle pazienti operate per tumore al seno HER2 positivo. I risultati del progetto sono stati recentemente pubblicati nell’importante rivista scientifica di settore “Lancet Oncology”. Si tratta di uno studio internazionale al quale hanno partecipato lo IOV IRCCS, l’Università degli Studi di Padova e l’Università di Barcellona.

«Sono state arruolate 1.200 pazienti con tumore mammario HER2 positivo – spiega il professor Conte – I sottotipi con iperespressione della proteina HER2 si accompagnano a una maggiore aggressività del tumore e, pur potendo beneficiare di farmaci a bersaglio molecolare di ultima generazione, ancora una parte di queste pazienti hanno una ripresa della malattia. Grazie a questo test è possibile determinare le caratteristiche genetiche che prevedono un alto rischio di recidiva».

Su 1.200 pazienti, solo il 25% sulla base del test HER2DX è risultata ad alto rischio. Nel gruppo ad alto rischio, quasi il 40% ha effettivamente sviluppato una recidiva.

«E’ in corso il brevetto con la speranza è che in futuro questo test diventi disponibile per tutte le donne che ne necessitano – continua il professor Conte – Il test verifica la presenza di mutazioni specifiche su un campione di tessuto tumorale, dopo l’intervento chirurgico. L’obiettivo finale è personalizzare la terapia in base alla tipologia di rischio, utilizzando nuovi farmaci per le pazienti con maggiore rischio di recidiva».

Il commento del Governatore Luca Zaia

«Dallo IOV e dal professor Conte arriva un nuovo successo nella lotta al cancro che riempie d’orgoglio l’intera sanità veneta e nazionale – dice il Presidente della Regione Luca Zaia complimentandosi con i ricercatori – Anche in tempo di Covid la lotta alle altre malattie non si ferma e la ricerca fa altri passi avanti. Questa ha un significato particolarissimo – evidenzia il Governatore – perché apre nuovi scenari su uno dei fronti più caldi dell’oncologia, quel tumore al seno che è stato e resta la più grande paura delle nostre donne, non solo per la malattia ma anche per i risvolti psicologici e sociali che essa determina. Esprimo il mio grazie ai ricercatori anche a nome di tutte le donne, venete, italiane, straniere».

“A Brave Trial”

Si è poi concluso il primo studio accademico sul ruolo dell’immunoterapia nelle pazienti operate di tumore mammario “triplo negativo”. Il progetto si chiama “A Brave Trial”, è stato lanciato nel 2016 ed è costato 10 milioni di euro. Negli ultimi cinque anni hanno contribuito al reclutamento di 474 pazienti con tumore “triplo negativo”, ad alto rischio di sviluppo di metastasi, 65 centri oncologici in Italia e altri 10 in Inghilterra. Nei laboratori padovani sono in corso le analisi dei campioni dei tessuti tumorali, del sangue e delle feci di tutte le pazienti che hanno aderito al progetto. Lo scopo è comprendere a fondo la relazione tra microbiota e risposta all’immunoterapia, per individuare i fattori predittivi della progressione della malattia. Il microbiota umano (informalmente detto flora intestinale) è l’insieme di microorganismi simbionti che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo. I risultati dello studio randomizzato saranno presentati nella seconda metà del 2021.

«Il sottotipo non ormonosensibile e privo di amplificazione di HER2 (detto triplo negativo) è quello più complesso – specifica il professor Conte – anche per esso, tuttavia, si stanno aprendo nuove opzioni di trattamento immunoterapico in aggiunta ai chemioterapici tradizionali. Le pazienti che hanno partecipato allo studio sono state trattate con un potente anticorpo monoclonale. L’obiettivo è quello di agire sul rafforzamento del sistema immunologico delle pazienti, “scatenandolo” contro le cellule tumorali e verificandone l’effetto».

In Italia ogni anno si registrano circa 1.400 – 2.100 nuovi casi di carcinoma mammario metastatico triplo negativo e vengono più frequentemente diagnosticati nelle donne giovani, con età inferiore a 40 anni.

«Lo studio – conclude Conte – non ha solo un obiettivo clinico, ma è anche un ambizioso progetto di ricerca, perché stiamo analizzando le informazioni sulle caratteristiche genetiche del sistema immunitario e sul microbiota. L’insieme di microorganismi, per lo più batteri, che vivono nel nostro corpo sembra avere un ruolo molto importante nel modulare la capacità del sistema immunitario nel rispondere al tumore».

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