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Economia e innovazione

Nasce Nhood, la nuova città del futuro è già in costruzione

Ceetrus e Nodi danno vita a una grande realtà immobiliare. Nell’ex Michelin, alle porte di Torino, investirà 150 milioni

Nasce Nhood, la nuova città del futuro è già in costruzione
Glocal news 24 Marzo 2021 ore 11:37

Nhood getta le basi per la città del quarto d’ora» in Lombardia e Piemonte. “Dall’ascolto del territorio la sfida dell’inclusività”. Strizza l’occhio al futuro Marco Balducci, ceo di Ceetrus Italia, società di real estate con oltre quarant’anni di storia, che insieme a Nhood fa capo alla famiglia Mulliez, a sua volta proprietaria della holding Auchan.

Due società per un nome: Nhood

Un nome, che in inglese corrisponde proprio alla definizione di quartiere, dentro cui è racchiusa l’essenza dell’immobiliare di domani. Balducci e il suo team aspirano infatti a rendere le città più vivibili, inclusive e sostenibili. Che si tratti di edifici esistenti oppure costruiti ex novo, la parola d’ordine di Nhood sarà trasformazione. Per fare tutto questo il know-how di 1.029 addetti distribuiti in ben 10 Paesi europei (solo per citarne alcuni Spagna, Portogallo, Francia, Lussemburgo e Ucraina) con 295 centri commerciali, oltre 1.700 negozi, un valore patrimoniale di 8 miliardi e un fatturato di 1.246 milioni.

I progetti piemontesi

Obiettivi ambiziosi, con una stima della crescita fissata al 30% in termini di fatturato nel prossimo triennio, per arrivare a un ascolto mirato in base alle necessità di quartieri che, dopo la pandemia, hanno la necessità di trovare nuova linfa fino a cambiare volto. Uno di questi sarà all’ingresso di Torino, nell’ex area Michelin, dove è previsto l’arrivo di un centro commerciale all’aperto, che rappresenterà l’assist per oltre 500 posti di lavoro e che avrà un richiamo architettonico ispirato proprio al porticato tipico della città della Mole. Un’opera che dovrebbe vedere la luce nel 2023.

L’intervista a Marco Balducci

La vostra nuova società, Nhood, ha l’obiettivo di rigenerare siti in luoghi di vita e trasformare quartieri su terreni da riqualificare. Dove pensate di crescere, limitatamente all’Italia?

“Abbiamo un patrimonio importante che proviene dal passato. Le nostre proprietà sono legate ai centri commerciali. Fatta eccezione per la parte centrale dell’Italia, siamo presenti in Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche, Campania e Lazio, Isole comprese. Il nostro quotidiano consiste nel trasformare il patrimonio di cui siamo già proprietari. Anche questa volta faremo affidamento su questo pilastro e lo faremo in modo indifferenziato sul territorio. Accanto a tutto questo, proporremo attività di sviluppo: trasformeremo o costruiremo luoghi ed edifici ex novo. Il tutto con investimenti concentrati in Lombardia, Piemonte e Lazio. Tre assi di lavoro fondamentali per il post pandemia”.

Da dove partirete?

“Cominciamo da Rescaldina, dove abbiamo un centro commerciale che esiste da moltissimo tempo. Lo stiamo riprogettando in ottica ampliamento e secondo nuovi criteri. La parte più innovativa non sarà nell’apparenza bensì nella sostenibilità, nell’efficientamento delle energie di tutti i nostri centri. Disporremo di colonnine per le ricariche elettriche. E stiamo pensando di creare una serra idroponica. Ma dobbiamo ottenere determinate autorizzazioni. Sono solo alcune delle novità più importanti. Ma ci sarà anche dell’altro: mi riferisco all’offerta che andremo a proporre all’interno del centro commerciale. Fino a poco tempo fa, il modello prevedeva infatti di riempire i centri commerciali di un’offerta alimentari ed era essenzialmente legata ad un retail tessile, che a sua volta era sempre accompagnato dal food. Oggi quest’offerta non sta più in piedi. Adesso i cittadini hanno cambiato i bisogni, soprattutto in presenza”.

Come cambierà allora l’offerta?

“Verranno introdotte nuove risposte. Ci concentreremo sui servizi alla persona ed anche sulla cultura. Un mix tra retail classico, ristorazione, intrattenimento e divertimento. Creeremo luoghi di vita dove l’immobiliare sarà contenitore di relazioni umane. Introdurremo molta cultura ma anche arte, sport e servizi medicali. Dunque la nostra stella polare sarà People & Planet, ossia dare valore aggiunto alle persone che frequentano i nostri luoghi, rispettando l’ambiente. Ogni singolo centro commerciale dovrà avere un’offerta specifica per i bisogni del territorio in cui interveniamo. Il centro commerciale su misura per il territorio. A Rescaldina, per esempio, siamo reduci dal progetto dei tamponi drive-in”.

Quindi c’è odore di nuovi investimenti in Piemonte. Ma in quali scenari?

“In Piemonte stiamo intervenendo nell’area ex Michelin, all’ingresso di Torino, e lo stiamo facendo con un progetto di open mall, altro non è che una galleria di negozi all’aperto. Il vantaggio sarà, come facilmente intuibile, quello di ridurre l’impatto ambientale della nostra struttura. Riprenderemo, architettonicamente, i portici torinesi. Gli avventori potranno trovare una sezione destinata al divertimento così come alla cultura. Un investimento importante di 150 milioni di euro in grado di generare 500/600 posti di lavori. Ci sarà una parte retail, mentre un’altra sarà destinata allo sport e alla cultura. Il taglio del nastro di questa struttura avverrà nel 2023”.

Dal vostro osservatorio privilegiato, come sarà la città del futuro?

“Quella di un quarto d’ora. La città sarà fatta di tanti quartieri e zone dove il cittadino troverà le risposte ai suoi bisogni. Una città, per così dire, a territorio diffuso. La vera sfida sarà capire come intervenire nelle zone aumentando aumentando il valore degli immobili e la qualità dei servizi, ma preservando pubblico esistente”.

Siete disponibili a mettere a disposizione strutture per ricevere il vaccino anti Covid?

“Sì, abbiamo dato la nostra disponibilità anche per procedere il più rapidamente possibile alla vaccinazione. A marzo siamo intervenuti con una donazione importante all’ospedale Sacco. Abbiamo ristrutturato un vecchio padiglione desueto che è stato poi trasformato nel reparto di terapia intensiva più all’avanguardia d’Europa. In altri scenari abbiamo messo a disposizione il servizio dei tamponi drive trough con un risultato di oltre 20mila tamponi effettuati in 3 mesi”.

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